Scarpe rotte ed ex da buttare

Oggi sono stata costretta a buttare un paio di ballerine scamosciate color sabbia, comprate solo due mesi fa e a cui ero già molto affezionata. Ho distrutto la suola, si sono formati proprio due buchi sotto la pianta del piede. Sembrava di camminare sui carboni ardenti, in questa Milano estiva dai marciapiedi incandescenti. Come abbia fatto rimane un mistero (certo è che non erano provviste di suola rinforzata né di materiale a prova di asfalto), così come non si spiega come possa essermici affezionata in così poco tempo.

Sarà stato per via del colore che sono riuscita ad abbinare a mezzo guardaroba, sarà per via della forma, tonda, perfetta, che mascherava la mia pinna e il mio piede quasi-piatto, o forse per quel fiocco delizioso sulla punta, sta di fatto che mi si è spezzato il cuore. E infatti sono ancora lì. Perché non è vero che le ho buttate.

Diciamo che mi sono persuasa del fatto che sono oramai impraticabili in una giungla di cemento, ecco. Devo ancora trovare la forza di cestinarle e dire loro addio per sempre. Che sarà mai? La fate facile, voi. Si tratta solo di un paio di scarpe. Un oggetto. Le avevi da soli due mesi! Morto un paio di ballerine se ne fa un altro. Soprattutto se la spesa media d’acquisto non supera i venti euro. D’accordo, avete ragione. Ma. Avete presente quegli ex che non riuscite a dimenticare? Quelli che sono stati fidanzati o amanti o amici di letto solo per un paio di mesi ma che vi hanno lasciato un cratere nel cuore? Bene. So che mi capite. Così come converrete con me che trattasi di mera e pura fissazione, con ‘sti tizi qua.

Perché è così, come per le mie ballerine: ci si convince che sono perfette, che calzano a pennello, esaltano la nostra persona, che non potremmo mai più farne a meno (e soprattutto “come diavolo ho fatto senza finora”). Si cammina con questo gioiello ai piedi e ci si gongola tutte fiere del proprio acquisto, dimenticando gli altri tre quarti di scarpiera. Poi succede l’inevitabile, quando meno te l’aspetti. Ci si ferma sconsolate a fissare il buco nella suola o il tacco rotto e a pensare ai possibili rattoppi senza risultare ridicole al calzolaio (perché in casi di estremi e disperati tentativi di salvataggio di scarpe ci si improvvisa anche consulenti di calzolai, sì). Ci si dispiace al punto di provare reale dolore. Fino a che s’incappa nell’ultima pubblicità-trappola di Google: sconti del 70% sugli acquisti on line di sandali con tacco e infradito. E voilà. Ti si aprono gli occhi e un mondo nuovo. Realizzi che siamo a giugno e che mettere delle ballerine scamosciate rasenta quasi la follia, che queste comode calzature, tolte dopo una giornata di lavoro, emanano degli olezzi che manco un taleggio valdostano stagionato del ’97, che se le hai pagate col 50% di sconto ci sarà pure un motivo. E allora sì, ti persuadi definitivamente che quelle scarpe hanno fatto il loro e che è davvero giunto il momento di buttarle e non pensarci più. Perché sappiamo bene che la qualità si paga e che le scarpe fatte comediocomanda ci sopravviveranno.